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24-04-2006 "Regata del Piantù", di Sergio Dopo un paio di anni di frequentazione dell'ambiente non ho ancora capito quando inizia esattamente una regata. Sicuramente non quando viene ammainato il pennello di classe, e neppure quando viene issato il preparatorio, la regata comincia molto, ma molto prima. Forse inizia quando la moglie dice "Quella domenica lì mi piacerebbe andare a fare un giretto a ..." e voi rispondete "Sì certo, con piacere... lasciami controllare solo una cosa... accipicchia, non possiamo, c'è la regata!", con un sorrisetto tra il colpevole e il sollevato. Se il sabato siete costretti a rinunciare all'allenamento per amore della traballante pace familiare non è poi così importante: basta trovarsi al bar a bere una birra con gli altri equipaggi per sentire che la regata è già lì che vibra nell'aria. Sicuramente quando la fatidica domenica vi alzate e vi preparate alla bisogna, la regata è già in pieno svolgimento. Aprire la scatola delle lenti a contatto, e scoprire che in meno di un anno siete riusciti a svuotarla produce un piccolo brivido di compiacimento, ma nell'emozione della giornata è solo un piacevole dettaglio, come è solo un dettaglio scoprire, passeggiando sul molo dove tutti gli equipaggi stanno preparando le loro barche, che la misteriosa ragazza che vi ha salutato la regata precedente è la Cochi, e per cui la fdm l'avete fatta voi. Basta con le ciance, adesso, è arrivato il momento di fare sul serio, si mollano gli ormeggi (e una volta tanto questo è vero sia in senso figurato che letterale) e ci si dirige in zona partenza, al largo della cartiera di Toscolano. C'è poca aria, uno strano peler asfittico, ma il comitato da comunque il via alle procedure. Allo zero ci ritroviamo dalle parti della boa, immersi in una placida bolla di bonaccia, mentre il resto della flotta parte tranquillamente in comitato. Una leggera bava d'aria consente anche a noi di attraversare la linea di partenza entro il tempo limite, poi usciamo dalla cippa e cominciamo a muoverci davvero. La flotta dirige compatta veso Gargnano, noi ci teniamo più al largo, e il distacco accumulato alla partenza si riduce. Ma anche l'aria. E solo per noi. E il distacco aumenta di nuovo. Piatta totale, sono solo le dieci e mezza del mattino e il peler è già scomparso, perlomeno dove siamo noi, perchè guardando la superficie dell'acqua pare che il vento ci sia in tutto il resto del lago. La risalita verso la boa posta al largo del Forbisicle, appena a nord del prà de la fam, si annuncia come una lenta agonia. Arriva una strana ora maculata, diamo spi, ma la sfortuna ci perseguita, invece della nota nuvoletta dell'impiegato noi siamo inseguiti dalla bonaccia. Finalmente arriva un po' di vento, ma in realtà non è il nostro, stiamo solo sfruttando quello di Allonsenfun, Dumbo e Lady Tina che hanno già doppiato la boa e stanno tornando a Maderno. Atra cippa, l'aria torna, e questa volta è quella di Pess, Funny frog e Wanderfun, anche loro sulla via del ritorno. Finalmente arriviamo alla boa, con un ritardo spannometricamente stimabile in una mezz'oretta abbondante rispetto al terzetto di testa. Su il genoa, via il tangone, ammainata di spi, e si risale di bolina. La fortuna sembra cambiare: il terzetto degli inseguitori sta dondolando a centro lago, mentre noi avanziamo veloci. Il tempo di raggiungerli e loro ripartono, e a dondolare restiamo noi. Disdetta. Si riparte, ci teniamo a centro lago in splendida solitudine, rientriamo sotto costa per lasciare a sinistra la boa di Bogliaco, come da istruzioni, e passiamo vicino ai ragazzi di Homerus impegnati in un allenamento. Se non sapete chi sono, andate a cercare in rete: a mio avviso è uno dei progetti più belli ed emozionanti che siano mai stati fatti in campo velico. Il bordo al largo ha pagato: Pess, che ci precedeva, gira la boa un paio di centinaia di metri dopo di noi, non siamo più settimi. Ci riportiamo al largo, Pess ci segue in pieno recupero. L'aria ricomincia a mollare, ma ce n'è sicuramente di più a centro lago che sotto costa, per cui ci teniamo al largo anche oltre la lay line. Un paio di virate per tenersi nel canale d'aria, e Pess ci è sempre dietro, sempre più vicino. Ormai siamo risaliti parecchio, valutiamo che possiamo raggiungere l'arrivo con lo spi. Traversone velocissimo mura a sinistra, Pess ci copia spudoratamente, e non riusciamo a togliercelo di dosso. Diamo una occhiata in giro, e ci accorgiamo di un piccolo particolare che, impegnati nella disfida ravvicinata con l'altra barca, non avevamo ancora notato: i componenti del terzetto di testa sono sotto costa, vicinissimi al traguardo, ma immersi in una cippa galattica e praticamente fermi. Probabilmente sono lì a dondolare da una mezz'ora, mentre noi stiamo circumnavigando a velocità warp la loro bolla di bonaccia. Poggiamo il minimo indispensabile per passare tra boa e terra, l'aria cala, non riusciamo più a gestire lo spi, issiamo il genoa ma continuiamo comunque a muoverci. I ragazzi di Pess, che fino a quel momento ci avevano tallonato da presso, decidono di tenersi più larghi, ma la scelta non dà loro il vantaggio sperato. Le tre barche nella cippa vengono raggiunte da un refolo, e cominciano a muoversi verso il traguardo, tensione a mille, Allonsanfun tagliano per primi, noi riusciamo ad infilarci tra loro e Lady Tina, e chiudiamo trionfalmente secondi la nostra incredibile rimonta. Non ho ancora capito quando comincia una regata, ma oggi ho capito che non finisce finchè non si taglia il traguardo. |
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