5 settembre 2007, trofeo Gorla, di Sergio

Verso le 8 del mattino siamo già sulla linea di partenza, e ci guardiamo intorno per individuare gli altri fun, per capire se partiranno con il fiocco o con il genoa. Pare che tutti stiano facendo pretattica e non vogliano scoprire le loro carte, o più semplicemente siano indecisi sul da farsi e aspettino di vedere che cosa scelgono gli altri.
Optiamo per la vela piccola: il vento è sostenuto, la regata è lunga e la nostra propensione alla sofferenza piuttosto limitata.
Alle 8 e mezza, come da programma, partiamo.
Un po' nel mucchio (del resto ci sono tantissime barche, e il "mucchio" copre praticamente tutta la linea di partenza) e appena possibile ci dirigiamo verso la costa veronese per cercare l'aria libera.
Incrociamo qualche altro fun, quasi tutti hanno scelto il fiocchetto ma riescono a muoversi un po' più velocemente di noi.
Il vento si mantiene fin verso le 11, poi comincia a calare.
Cambiamo la vela di prua.
Con una calma a mio parere eccessiva, ma non abbiamo velleità di classifica, mi sembra inutile spronare l'equipaggio per ottenere una maggiore rapidità.
Il tailer cerca di rizzare in genoa, ma la cima oppone resistenza, decide quindi di scatenare tutta la sua potenza ma, in puro stile cartone animato o comica di Stanlio e Ollio che dir si voglia, la cima non resiste più, facendolo crollare all'indietro sulla barra del timone, che si spezza miseramente.
Dopo il primo momento di sconforto decidiamo di terminare comunque la regata, vada come vada, da lì in poi mi toccherà di timonare con un misero mozzicone, tenendo delle posizioni improbabili e raddoppiando gli sforzi.
L'aria si smorza completamente, poi pian piano risale dalla parte opposta, tiriamo fuori lo spi per il suo breve momento di gloria e arriviamo in boa con solo otto minuti di ritardo dai primi (sempre riferito alle barchette uguali alle nostre, ovviamente: i primi primi, a quel punto, avevano già quasi finito la regata).
Giù lo spi e riprendiamo la bolina.
Alla boa di Aquafresca il nostro ritardo è più o meno lo stesso.
Andiamo verso Bogliaco e quando siamo ormai in vista dell'arrivo il vento sparisce. Dondoliamo mestamente, a un paio di centinaia di metri dalla boa conclusiva. Un provvidenziale sbuffo d'aria, proveniente da una direzione assolutamente improbabile, rimette in moto il nostro barchino.
Letteralmente solo il nostro: giriamo attorno ad altre cinque o sei barche (disgraziatamente nessuna della nostra classe) ferme fermissime, che ci vedono sfilare via con un pizzico d'invidia. Tagliamo il traguardo alle 18:34, dopo dieci ore abbondanti di regata.

E sabato sarà centomiglia :)