Centomiglia, di Sergio, dal suo blog


Come già detto l'anno scorso, nonostante il nome lo faccia pensare, questa regata non è lunga cento miglia, però per essere lunga è comunque molto, molto lunga. La più lunga tra le lunghe che si disputano sul Garda.
E diventa ancora più lunga se, quando si parte, il vento del mattino non è intenso come al solito. Più che sufficiente per partire, certamente, ma eravamo abituati ad altro.

Comunque, come da programma, alle 8:30 si parte. Risaliamo il vento e il lago, cercando di tenerci dove sentiamo più pressione o dove il vento ci consente una rotta migliore ma come d'abitudine, cominciamo subito col rimanere indietro, quindi le nostre capacità di valutazione non devono essere propriamente brillanti (oltretutto, come ci siamo accorti poi, ci eravamo dimenticati di abbassare tutta la deriva della barca...). Quando siamo all'altezza dell'isola del Trimellone, verso le dieci di mattina, il vento saluta e se ne va, lasciandosi indietro solo qualche timido sbuffo del tutto insufficiente a muovere il barchino. Stiamo lì a dondolare per più di tre ore, cercando freneticamente di riuscire a sfruttare ogni piccolo refolo, sbandando la barca, cambiando mura e vele ma senza risultati apprezzabili. Finalmente arriva l'ora, nel senso di vento del pomeriggio, che ci gonfia lo spi e ci schioda da quel fazzoletto di lago a cui sembravamo avvitati. Arriviamo alla boa di Navene buoni ultimi della nostra classe, alle 14:30, quando il primo era passato di lì alle 12:55. Ma questa è una regata lunga, non è il caso di disperarsi troppo. In boa, con manovra ardita e millimetrica, riusciamo a superare l'unico nostro compagno di classe a portata di mano, piccola soddisfazione ma le soddisfazioni bisogna saperle prendere come e quando arrivano. Riprendiamo la strada verso sud, verso la boa di Aquafresca. Bolinata tranquilla, senza particolari patemi, qualche incrocio con la barca che avevamo superato in boa, qualche volta avanti loro, qualche volta noi. In un incrocio in cui noi avevamo la precedenza sbagliano i conti e rischiano di venirci addosso, siamo costretti a manovrare per evitare lo scontro. A norma di regolamento ci starebbe una protesta, ma l'ultimo che protesta il penultimo è una cosa da far ridere i polli per cui accettiamo le loro scuse e finisce tutto lì.
Arriviamo in boa alle 15:52, penultimi, e il primo è passato alle 14:54, la situazione è decisamente migliorata ma la centomiglia è una regata lunga, molto lunga, non è il caso di esaltarsi troppo.
Continuiamo la nostra strada verso sud, verso la boa di percorso di Bogliaco, ancora di bolina, con il vento che progressivamente cala fino a spegnersi quasi del tutto in vicinanza del paese. Quasi del tutto, una piccola bava resta, sufficiente a muovere la barca sull'acqua quasi piatta. Vedere la boa così vicina ma non riuscire a raggiungerla è una raffinata tortura che il lago a volte ci propina, ma alle 18:04 finalmente riusciamo nell'intento, ancora penultimi, però il distacco dai primi è aumentato perchè loro sono passati di lì alle 16:40. Ma questa è una regata lunga, non è il caso di disperarsi troppo.
Lentamente ci allontaniamo  dalla boa in direzione del basso lago. Il vento resta assai leggero ma si gira consentendoci di armare ancora lo spi, ma dura poco: si gira di nuovo e si ricomincia a bolinare. Guardiamo il lago: ci sembra ci sia più aria alla nostra destra, per cui stiamo sulla sponda bresciana. Niente di eclatante ma riusciamo sempre a muoverci. Ci spostiamo al largo per evitare di passare sotto la rocca di Manerba, luogo di piatte epiche, mentre il sole tramonta. Riguadagnamo la costa, ingannati da una luce lampeggiante che pensiamo essere quella della boa mentre si rivela essere quella del porto di Dusano, riguadagnamo il largo e finalmente vediamo la luce giusta, con il vento notevolmente capriccioso quanto a intensità e direzione che ci rende alquanto penoso l'avvicinamento. Giriamo la boa di S.Sivino alle 22:07, sempre penultimi però il distacco dal primo si è ridotto a meno di un'ora, ma è una regata lunga, non è il caso di esaltarsi troppo.
Per precisa scelta tattica ci allontaniamo dalla costa, spostandoci sulla veronese. Buio pesto, ormai è tramontata anche la luna. Nonostante la direzione del vento favorevole decidiamo di non armare lo spinnaker: è una vela complicata, portarla senza vedere quello che si fa e senza potersi accorgere in anticipo di eventuali colpi di vento è una cosa che non mi piace. Andiamo avanti, ancora in modo discontinuo, sbuffi di vento che ci fanno accelerare e bonacce snervanti, oltre a qualche salto di vento che ci fa cambiare mura pur mantenendo la stessa rotta. Navigare sul lago di notte è strano: i punti di rifermento consueti vengono a mancare e quelli disponibili sono inconsueti e perciò indecifrabili. Cerchiamo di mantenerci verso la veronese, ritardando l'avvicinamento a Bogliaco per paura delle calme equatoriali che ci avevano accolto al primo passaggio, ma presto o tardi bisogna pur farlo e quindi ci ritroviamo ancora lì, in vista della boa ma con il vento che si riduce a una timida brezza, che ci consente comunque di tagliare il traguardo alle 1:16 del mattino, terzi, a dodici minuti dal primo della nostra classe dopo quasi diciassette ore di navigazione.

La centomiglia è una regata lunga e finchè non è finita non sai come andrà