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Seconda prova della Winter Cup del Garda.

Altra giornata splendida, come sta accadendo spesso in questa fine
autunno. Probabilmente pagheremo tutto questo con una penuria d'acqua in
estate, ma per il momento ce la godiamo.
Appuntamento alle 9 del mattino alla canottieri di Salò. Far parte di un
equipaggio puntuale è uno dei piaceri dell'esistenza. Armiamo la barca,
che era già in acqua dal giorno prima, e cerchiamo di far partire il
fuoribordo per uscire dal porto. Naturalmente il motore non vuole
assolutamente saperne, per cui usciamo tonneggiando :-)
Nel golfo c'è un bel boaren, quindi tiriamo fuori lo spi e cominciamo a
dirigerci verso Maderno. C'è un po' di onda da peler, ma al largo non si
vede la solita striscia nera punteggiata di ochette che si formano con il
vento forte, e pensiamo che sia un residuo della sventolata notturna. Il
vento molla un po, il motore ci fa la grazia di partire, tiriamo giù lo
spi e proseguiamo la nostra corsa spinti da mr Johnson. Il vento risale.
Nel golfo di Maderno la situazione è strana: a terra c'è un vento
grossomodo parallelo alla costa, più o meno da sud-est, al largo si è
alzato un peler abbastanza sostenuto, probabilmente sopra i venti nodi. Il
comitato, dopo aver fatto un giretto al largo, decide di disporre il campo
vicino a terra, per cui si parte da Maderno verso Gardone.
Tutti impegnati dalla valutazione del campo di regata ci lasciamo sfuggire
l'inizio delle procedure di partenza, l'affollamento delle barche vicino
al comitato ci impedisce di vedere il momento esatto dell'ammainata della
penultima bandiera e la sirena, se pure viene utilizzata, non riusciamo a
sentirla. Partiamo quindi piuttosto indietro, almeno una quindicina di
secondi dopo lo zero. C'è una bella aria, e siamo di bolina con le onde in
poppa, navigazione strana ma non spiacevole. Cominciamo a recuperare sui
battistrada, avvicinandoci ad ogni incrocio, fino ad essere costretti a
poggiare per evitare Allonsenfun che era mure a dritta. Arriviamo a girare
la boa di bolina appena dietro a loro, ingroppati assieme ad altre tre
barche, e in quel momento il vento molla. In poco più di un minuto passa
da dieci a zero nodi, lasciandoci a dondolare sulle ondone. Ammainiamo
spi. Torna qualche refolo. Le altre barche ridanno spi, noi aspettiamo un
po, perchè la situazione non sembra affatto stabile. Nella cippa, come
sempre, andiamo più degli altri, e dopo qualche minuto siamo davanti a
tutti gli altri fun. A quel punto il Peler entra decisamente anche sotto
costa, e il bordo che doveva essere di poppa diventa una bolina
tiratissima con una ventina di nodi di aria. Allonsenfun sembra che
navighi su due binari, e ci passa con una facilità imbarazzante, giriamo
la boa secondi, notando di sfuggita che la barca comitato ha una bandiera
a riva, ma senza interrogarci più di tanto sul perchè, tiriamo su lo spi
non senza difficoltà e ci dirigiamo verso terra, tallonando sia pure da
distante, Allonsenfun. Loro strambano, strambiamo anche noi. O almeno ci
proviamo. Vado a prua, ripassando mentalmente il film della strambata, c'è
tanta aria e sono vagamente preoccupato. Scotta in mano, sgancio la varea
dall'albero, incoccio in quello che sta per diventare il braccio, libero
la scotta e aggancio la varea all'albero. Ma è troppo facile, il tangone
non oppone alcuna resistenza quando lo butto in fuori. Mi giro, e vedo che
il braccio è fuori dalla varea. Parolaccia. Cambio la sceneggiatura del
mio film. Sgancio di nuovo dall'albero il tangone, cerco di afferrare il
braccio, e la trama cambia un'altra volta: la barca parte in straorza, si
sdraia sull'acqua e a questo punto la priorità diventa riuscire ad
attaccarsi a qualcosa per non finire in acqua. Abbraccio le sartie
sopravvento come se fossero un amico che non vedo da lunga data. In
pozzetto mollano rapidamente tutto, e la barchina si rialza prontamente,
con lo spi che garrisce al vento. Qualche attimo per riprendersi dallo
spavento e ci rimettiamo in rotta. Ammainiamo spi, giudicandolo
impossibile da gestire, anche perchè la fantomatica bandiera sul comitato
era quella di cambio di percorso, la boa è stata spostata e per
raggiungerla dobbiamo orzare parecchio. Il timoniere giudica che nella
bolina successiva non saremmo in grado di tenere il genoa per cui armiamo
il fiocchetto ancora prima di arrivare in boa. Nonostante tutti i disastri
giriamo ancora secondi, ma la nostra scelta "cautelativa" ci fa perdere
terreno, e chiudiamo quarti.
Almeno credo.

Vabbuò, ci siamo giocati lo scarto :-)    

--
Salutoni
Sergio

 

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