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16-01-2006 Translac en du…

Translac en du…. Mila 6! Una testimonianza di fede.

Tutto comincia una mattina qualunque di gennaio in macchina, a Salò, con uno sguardo veloce allo striscione appeso in fossa: Translac 14 gennaio, poche lettere che rimangono immediatamente impresse nella mia testa e una voce da anni sopita si risveglia, ho acquistato la piena consapevolezza, l’illuminazione, voglio partecipare, a qualunque costo.

Primo passo, una telefonata all’eminenza grigia dei funnisti gardesani, il burattinaio telematico. Parte il tam tam, e la mattina della regata della Befana, a Portese, incontro Gio De Giuli nel parcheggio davanti al Circolo. Indica la sua barca e senza esitazione mi dice di prenderla senza problemi. Sogno o son desto? Il freddo pungente e una tazza di thè corretto della Cochi mi svegliano dal dubbio. E’ fatta, anch’io quest’anno sarò sulla linea di partenza con la mia brava vela in spalla, anzi con un gran bel genoa North Sail!

La settimana che precede la partenza mi vede distratto sul lavoro, la mia mente simula minuto per minuto una strambata in due anziché in quattro: non vedo l’ora di uscire per mettere a frutto le mie farneticazioni. Il mio compare, Giampaolo Galafate, 34 anni, residente a Portese (forse), qualche uscita sul Fun e un passato remoto sul Trias a Riva del Garda. Confido molto nei suoi cromosomi rivani di parte materna. Per ora si mostra freddo e distaccato, parla di bottiglie di vino da imbarcare e ride fiducioso. Ma i giorni passano e l’adrenalina sale. Si decide di fare un’uscita di prova, sabato mattina. Giampaolo ha dormito 3 ore e io, seppur meno assonnato, sembro inebetito a bordo del Wonderfun: un’ora e mezza per armare la barca, con attenzione e minuzia… nel frattempo Paolino, Antonio e gli altri su Pèss quasi quasi arrivano a Campione. Usciamo dal porto, non c’è una bava a pregare, rientriamo e la prova è finita. Mancano poche ore, il tempo di fare la borsa e un thermos di caffè dolce e pieno di grappa e si parte. La barca è già a Salò, sul lungo lago.

Ultimi preprarativi, poi vela in spalla, linea di partenza, gli spalti son gremiti, la folla ulula e il boaren si distende lì, verso il cimitero. Cade il nastro rosso e cominciamo a correre; rischio di precipitare rovinosamente in una fioriera ma agile come un puma salto, atterro in scivolata e monto in barca. Giampaolo mi segue e mi grida cose che non capisco. Siamo partiti, il timoniere dirige dritto verso il vento e lo spi va su bene. Momenti di esaltazione che finisco tragicamente dopo la boa di portese: non troviamo quella davanti al baretto, lo spi sembra un caco marcio che pende da un ramo, siamo piantati davanti al lungo lago e per fortuna, come un piccolo Abbagnale, il mio compare si mette a remare come una bestia. Arriviamo a Gardone ultimi. Sosta, vin brulé e si riparte. Somiachefun e Allonsenfun sono lì davanti nella secca. Il piccolo Abbagnale ci da dentro e li recuperiamo fino a quando cade il buio e arrivano sforzi sovrumani per far gonfiare lo spi (siamo sottocosta, non c’è un cazzo d’aria,c’è poco) da fare). Telefoniamo al comitato per paura di andare a Torbole senza trovare la barca ponte che però, come Itaca, ci appare all’improvviso e facciamo rotta su di loro. In quello, Capitan Panzera, già in bolina ma non troppo lontano, ci saluta dall’alto della sua posizione. Vogliamo crederci. Giriamo e cominciamo la discesa. La cavalcata delle valchirie in confronto sembra roba da bambini. La velocità e la barca sbandata ci esaltano, l’equipaggio ipotizza rimonte addirittura miracolose. La luna illumina il nostro sentiero di gloria virata dopo virata. Il genoa North Sail ci spinge a velocità finora impensabili e il golfo si avvicina. Salò è lì davanti, ma forse anche i crosti, meglio virare in dentro. Ogni tanto una luce di via ci ricorda l’esistenza degli altri equipaggi ma continuiamo a crederci: Campioni, il sogno!! Beviamo tutto quello che abbiamo, il thermos è vuoto e anche la bottiglietta di grappa ricordo. Siamo talmente bravi che scatta il photo call, come a Hollywood fioccano i flash, solo che siamo in due stronzi in mezzo al lago.

Ecco le luci del porto, ultima virata, entriamo al pelo. Sentiamo delle voci, non sono le sirene che ci attirano sugli scogli ma amici sul pontile delle bisse. Ce l’abbiamo fatta, corriamo a firmare, è il nostro trionfo.

I manuali di storia vollero raccontare che davanti a noi erano arrivati Panzera dietro a Funny Frog, imprendibile, e alle nostre spalle solo il prode equipaggio femminile di Allonsenfun: un quadro molto diverso da quello immaginato dai due intrepidi velisiti durante la loro discesa boliniera, ma coloro i quali hanno vissuto quei momenti, solo loro, sanno come sono andate le cose veramente. Il resto non conta.


Tailer Giacomo


 

 

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